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Marco Romano: “Il PPD si batte per una Svizzera vincente”

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Serbinfo.ch: Qual è il suo pensiero sugli stranieri venuti dall’area balcanica? Pensa che si siano sufficientemente integrati nella società svizzera?

Romano: Detesto generalizzare e fare di ogni erba un fascio. In ogni gruppo di persone vi sono differenti realtà. Occorre essere oggettivi e non banalizzare. Va valutato il singolo e non il gruppo. Guardando alla realtà citata, ammettendo di non conoscerla a fondo, credo che oggi si possa evidenziare un processo di integrazione riuscito per la stragrande maggioranza delle persone. Una comunità presente e attiva in Svizzera, che sa ancora vivere le proprie tradizioni e gli elementi aggregativi della propria cultura d’origine (penso ai numerosi momenti di incontro e festa), nel rispetto del Paese che li ha accolti. Come in ogni gruppo sociale vi sono poi delle storie di fallimento, incapaci di integrarsi e di rispettare le regole del vivere comune. Queste vanno biasimate e condannate, cercando di recuperare quanto possibile, ma senza responsabilizzare l’intera comunità.

Serbinfo.ch: Come vede l’attuale politica ticinese nell’ambito delle integrazioni e cosa cambierebbe?

Romano: Credo che si faccia un buon lavoro. L’integrazione è di fondo un percorso individuale che dipende molto dalla singola persona. Ci vuole volontà e dedizione. Chiaramente un contesto favorevole aiuta e accelera. I progetti promossi in Ticino sono certamente utili e interessanti. Ritengo che un elemento centrale sia una buona conoscenza della lingua; in questo ambito devono essere investite tutte le risorse necessarie.

Serbinfo.ch: Come valuta il lavoro dei media? Pensa che talvolta con i loro articoli rendono il processo d’integrazione più difficile e indirettamente generalizzando i casi singoli non danneggiano l’immagine dell’intera comunità in questione?

Romano: Certamente, l’odierna realtà super-mediatizzata, soprattutto in Ticino, tende ad enfatizzare le singole storie negative a discapito della realtà globale. “Good news, no news” si dice nel gergo. In questo senso è importante, che le singole comunità con un passato migratorio, quando organizzate, cerchino anche di comunicare attivamente la propria storia di successo.

Serbinfo.ch: Quanto è per lei importante che gli svizzeri con il passato migratorio partecipino più attivamente nella vita politica svizzera?

Romano: Fondamentale tanto per le persone con passato migratorio quanto per gli svizzeri “doc”. La democrazia diretta svizzera vive solo con la partecipazione di tutte le realtà del Paese. Votare ed eleggere è un diritto, ma anche un dovere nel rispetto di chi oggi ancora muore per poter realizzare la democrazia. Non partecipare è un errore e una mancanza di rispetto per un elemento chiave della Svizzera. Se non ti occupi di politica, essa si occupa di te: meglio quindi essere attivi e partecipare.

Serbinfo.ch: Secondo lei bisognerebbe dare la possibilità di voto agli stranieri a livello comunale prendendo in considerazione che il 25% della popolazione e in alcuni casi anche il 40% come nel caso del comune di Lugano è straniera?

Romano: Sono contrario al diritto di voto per gli stranieri; a tutti i livelli. Credo che l’ottenimento dei diritti politici – votare, eleggere ed essere eletti – è la realizzazione del processo di integrazione che scaturisce nella naturalizzazione. Senza cittadinanza, non credo sia opportuno concedere i diritti politici. Nell’odierna società globalizzata e con un numero crescente di persone che si muovono e spostano, credo che per partecipare al sistema democratico di un luogo sia necessario avere un radicamento consolidato: la cittadinanza mi pare quindi una prerogativa assoluta.

Serbinfo.ch: Che vantaggi, se ce ne fossero, avrebbero gli stranieri nel caso lei fosse eletto nel Consiglio Nazionale?

Romano: Non faccio politica per concedere vantaggi ad una realtà piuttosto che a un’altra. Mi impegno per la Svizzera con un’attenzione particolare per il Ticino. Mi reputo una persona pragmatica che si ispira ai valori che hanno fatto grande il nostro Paese: neutralità, federalismo, sussidiarietà, responsabilità, libertà, solidarietà, così come volontà di stare uniti nel rispetto delle diversità. Siedo in Consiglio nazionale dal 2011 e sono membro della Commissione della Sicurezza e di quella delle Istituzioni politiche. Sono determinato e impegnato per un Ticino credibile, ascoltato e rispettato a Berna.

Serbinfo.ch: Perché un immigrato dovrebbe votarla e il suo partito?

Romano: Il PPD si batte per una Svizzera vincente, a misura di famiglia e solida nei suoi valori. In questi primi 4 anni a Berna alcune mie proposte sono state accettate, una soddisfazione nella prima legislatura, mentre per altre è necessario convincere ulteriormente. Per avere successo servono maggioranze che si costruiscono lavorando, dimostrando competenza e guadagnando credibilità. Una seconda legislatura mi permetterebbe di portare avanti con ancora più forza molti dossier aperti. Penso alle misure per tutelare il mercato del lavoro, al miglioramento della sicurezza, alla difesa dell’italianità in Svizzera. In una società che tende a privilegiare la prestazione e il profitto, serve una politica che sappia restare focalizzata sulla ricerca dell’equilibrio e mantenga al centro del suo agire il valore dell’essere umano.

Serbinfo.ch: Il tema che le sta più a cuore a livello nazionale? Ci spieghi perché?

Romano: Nel prossimo quadriennio bisognerà implementare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa preservando relazioni costruttive con i Paesi circostanti e l’Europa. Realizzare la riforma energetica e quella pensionistica; chinarsi sulla questione della coesione nazionale e su quella relativa agli equilibri tra città e regioni periferiche. Vi sono poi temi molto rilevanti per il Ticino quali la mobilità, la sicurezza, la stabilità delle assicurazioni sociali e il degrado del mondo del lavoro in taluni settori.
Amo la Svizzera, amo il Ticino, grazie a voi potrò continuare il mio impegno in Consiglio nazionale!


PPD Partito popolare democratico
Presidente:  Christophe Darbellay, consigliere nazionale
100 000 membri ¦ fondata 1912 ¦ www.ppd.ch

ppd_«L’attenzione del PPD, partito dell’economia con un orientamento social-liberale, è focalizzata su famiglia e ceto medio. Alla ricerca dell’equilibrio tra individuo e comunità, nonché tra responsabilità personale e solidarietà, il partito concepisce la convivenza alla luce dei precetti dell’etica umana cristianosociale. Il PPD, che si batte per la sicurezza interna ed esterna del nostro Paese, è rappresentato in Consiglio federale da Doris Leuthard, capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni. Le nostre priorità:

• Famiglia: costituisce la base della nostra comunità e pertanto necessita di condizioni quadro ottimali, che prevedono tra i vari aspetti la conciliabilità tra lavoro e famiglia, un’imposizione fiscale contenuta e un elevato potere d’acquisto.

• Economia: creiamo e garantiamo posti di lavoro e benessere grazie all’innovazione. Per promuovere la piazza economica svizzera e le nostre PMI, il PPD si impegna in favore di condizioni fiscali attrattive, affiancate da infrastrutture e offerte formative di prim’ordine.

• Sicurezza sociale: il PPD considera che il finanziamento sostenibile e la sicurezza della rete sociale rappresentino la sfida maggiore dei prossimi anni. A questo scopo proponiamo riforme mirate, senza estensioni o riduzioni irrealistiche delle prestazioni.

• Politica ambientale: l’integrità del creato e dunque una politica climatica e ambientale sostenibile appartengono da sempre ai temi centrali della politica del PPD, che punta sul connubio tra ecologia ed economia.»