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Corriere del Ticino: Nasce un portale per la diaspora serba

Nasce da studenti dell’USI “Serbinfo.ch” – Missione: armonia e partecipazione

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La “diaspora” serba in Svizzera, tra domiciliati e naturalizzati, contra oltre 100.000 persone, che arrivano a un quarto di milione contando tutta la regione linguistica balcanica. Eppure, strano a dirsi, non dispone di un suo sito online di informazioni dedicate.

Lacuna colmata ora da “Serbinfo.ch”, nato da poco a Lugano. Come e perché, ce lo racconta Vladimir Miletic, direttore responsabile:

“Sono uno studente all’ultimo anno della facoltà di giornalismo all’USI e insieme a Milica Radivojevic, che e caporedattrice, e ad altri due studenti che hanno appena concluso il Master in informatica, tutti serbi, abbiamo sviluppato questo progetto. Io sono arrivato in Lugano apposta per studiare qualche anno fa, mentre Milica appartiene già alla seconda generazione di immigranti”.

La comunità serba ormai è ben radicata: si può parlare di integrazione riuscita?

“Penso che la situazione stia cominciando a migliorare: un’idea che ci spinge a creare questo sito e proprio di cambiare questa immagine del serbi “cattivi”, di aiutare l’integrazione è l’armonia all’interno e all’esterno della comunità”.

Che tipo di informazione si possono trovare sul vostro sito?

“Cerchiamo di portare informazioni dalla Serbia che siano interessanti non solo per la nostra comunità, ma anche per gli svizzeri. Il sito infatti ha anche informazioni in italiano, francese e tedesco. Visto che siamo appena agli inizi, ci sono punti che dobbiamo ancora sviluppare, cercando corrispondenti e collaboratori anche dalla Svizzera interna”.

Riempite un vuoto?

“Si. Ci sono altre comunità, come quella albanese, che hanno un portale simile già da qualche anno. In nostro portale e supportato anche dall’Ambasciata serba. Ma la nostra informazione vuole essere neutrale e apolitica”.

Come vi sostenete finanziariamente?

“Finora siamo stati noi quattro a finanziare tutta l’operazione e anche collaboratori e traduttori sono volontari. Adesso dovremo vedere a che porte bussare per chiedere aiuto”.