Daniel Tomić: Il valore della diversità in politica

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Sono molti aspetti che devono essere presi in considerazione per avere una buona politica e orientata verso il successo e il benestare della popolazione. Uno dei aspetti fondamentali è la diversità sociale che non comprende soltanto il fattore culturale ma anche le differenze delle professioni, competenze personali, diversità generazionale, ecc.

La ricetta per una buona politica non esiste ma si basa sul bagaglio delle conoscenze e sulle esperienze delle persone coinvolte che mostrano l’interesse per la politica e dedicano il proprio tempo per il bene del popolo che amano, mettendo in atto delle strategie/migliorie e/o bloccando le iniziative che potrebbero danneggiare la nostra società. Per fare ciò, servono menti diverse, capaci di confrontarsi e far riflettere sul loro punto di vista al fine di poter agire per gli obbiettivi comuni. Nella relazione interpersonale diversi punti di vista possono essere uno stimolo per trasformare un eventuale disaccordo in un conflitto costruttivo che si porta al raggiungimento dell’obiettivo comune.

L’attivazione della popolazione giovanile nella politica aiuta a ringiovanire le idee e a creare nuovi progetti in quanto ai giovani la forza e l’entusiasmo non manca ma il prezioso sostegno da parte degli anziani con la loro esperienza e saggezza è indispensabile. Unificando le due forze otteniamo la strategia perfetta che si basa sul modo di affrontare ed evidenzia quanto la diversità generazionale può essere importante.

In un paese multiculturale come il nostro, è molto difficile far combaciare tutte le figurine e poter offrire a tutti la soddisfazione delle soluzioni politiche. Proprio questo è un forte motivo per rinforzare la consapevolezza di lottare verso l’obiettivo comune. Ogni individuo come obiettivo principale ha il benestare della propria famiglia e tende a combattere per una società migliore di domani. Ascoltando ed entrando nelle mentalità diverse e agendo di proposito sicuramente porta ad un aumento della soddisfazione del popolo ed è questo lo scopo della politica e il valore della diversità.

Tobiolo Gianella: “Il PLR da sempre difende libertà economica e giustizia sociale”

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Serbinfo.ch: Qual è il suo pensiero sugli stranieri venuti dall’area balcanica? Pensa che si siano sufficientemente integrati nella società svizzera?

Gianella: Ho un ottimo rapporto con gli stranieri che sono arrivati nel nostro Paese da quest’area. Un’area che ha conosciuto, purtroppo, una guerra civile tragica e violenta, dovuta soprattutto alla modifica del contesto geo-politico di quegli anni, ossia dalla caduta del comunismo in URSS e poi in tutti gli altri Stati satelliti dell’Unione Sovietica dall’inizio alla fine degli anni ’90. Ricordo ancora bene, durante le scuole medie, l’arrivo di diversi studenti provenienti da quell’area. Ho diversi amici e con tutti loro ho un ottimo rapporto. Ne vorrei ricordare uno in particolare con cui ho condiviso i miei anni di studio all’USI di Lugano e di cui sono stato testimone di nozze nel momento in cui si è sposato qualche anno fa. Come lui conosco altre persone di quell’area e devo dire che si sono tutte integrate perfettamente nel nostro contesto sociale, economico e culturale.

Serbinfo.ch: Come vede l’attuale politica ticinese nell’ambito delle integrazioni e cosa cambierebbe?

Gianella: Il Canton Ticino è conosciuto per la sua ospitalità nei confronti di altri popoli. Consideriamo anche che il nostro Paese ha da sempre avuto una particolare sensibilità in proposito. Come non ricordare l’accoglienza data, dopo l’8 settembre 1943, a tanti italiani in fuga dal regime nazi-fascista? Tanti di loro trovarono rifugio proprio a Lugano e alcuni di loro, poi, presero attivamente parte alla fondazione della Repubblica italiana prima ed alla sua ricostruzione politica, sociale ed economica dopo.

Serbinfo.ch: Come valuta il lavoro dei media? Pensa che talvolta con i loro articoli rendono il processo d’integrazione più difficile e indirettamente generalizzando i casi singoli non danneggiano l’immagine dell’intera comunità in questione?

Gianella: Il lavoro dei media è sempre molto particolare, in qualsiasi ambito in cui essi trattano un determinato argomento. Da sempre gli organi di stampa hanno pubblicato, ad esempio, fotografie terribili di guerre, genocidi o altri avvenimenti simili. La scelta dei giornalisti e degli organi di informazione è completamente soggettiva ed è loro che devono essere responsabili di ciò che pubblicano e di ciò che scrivono. Poi sta al lettore, autonomamente e in maniera individuale, essere in grado di valutarne gli effetti e soprattutto di non farsi condizionare in proposito. Parlo quindi di una responsabilità e di una capacità di valutazione critica ed oggettiva da parte dei lettori. Io credo che tale valutazione critica sia ben presente nella cittadinanza e che la stessa sappia discernere molto bene l’aspetto puntuale dell’atto illegale dalla persona che lo ha commesso.

Serbinfo.ch: Quanto è per lei importante che gli svizzeri con il passato migratorio partecipino più attivamente nella vita politica svizzera?

Gianella: È molto importante e sarebbe molto qualificante per tutto il contesto ed il tessuto sociale e politico svizzero. Hanno una visione più internazionale e di largo respiro rispetto a chi è sempre rimasto all’interno dei confini nazionali. L’arricchimento sarebbe notevole ed importante per portare idee nuove e penso meno soggettive.

Serbinfo.ch: Secondo lei bisognerebbe dare la possibilità di voto agli stranieri a livello comunale prendendo in considerazione che il 25% della popolazione e in alcuni casi anche il 40% come nel caso del comune di Lugano è straniera?

Gianella: Penso che concedere la possibilità di votare a livello comunale sia una buona cosa. Chiaramente però si potrebbe valutare di concedere tale possibilità a persone che dimostrano che già da diversi anni risiedono in un Comune. A dimostrazione che esista concretamente un attaccamento all’ente pubblico.

Serbinfo.ch: Che vantaggi, se ce ne fossero, avrebbero gli stranieri nel caso lei fosse eletto nel Consiglio Nazionale?

Gianella: Ringrazio per la stima e la fiducia nei miei confronti ed anche dell’ottimismo che traspare da questa domanda. Essere eletto in Consiglio Nazionale alla mia prima esperienza politica di un certo livello sarebbe davvero un gran cosa. Per restare nel campo ipotetico di questa domanda rispondo che valuterei veramente positivamente ogni singola proposta di legge che vada nella direzione di una maggiore e di una migliore integrazione degli stranieri nel nostro Paese. E sicuramente non approverei mai e poi mai le proposte, sovente estremiste, dell’UDC nazionale su questo tema. Le soluzioni in politica si trovano e si cercano tramite un vero consenso di opinioni, non attraverso la polarizzazione estrema delle idee.

Serbinfo.ch: Perché un immigrato dovrebbe votarla e il suo partito?

Gianella: Per me politica significa passione, determinazione e tanto impegno per le cittadine ed i cittadini del nostro Cantone Ticino. Significa anche ascoltare e cercare di trovare le soluzioni migliori per la gente della nostra Terra. Purtroppo noi politici non abbiamo la bacchetta magica di Harry Potter per risolvere i problemi ma dobbiamo però avere quella dose di buon senso e di intelligenza per impegnarci a fondo nel capire quali sono i problemi che affliggono il nostro Paese.
La sfida per le Federali rappresenta una crescita politica e personale e soprattutto rappresenta il mio impegno nel difendere le libertà del nostro Paese: economica, individuale, imprenditoriale e sociale. Da troppo tempo, infatti, alcuni schieramenti politici che non hanno a cuore il nostro Paese, stanno tentando di distruggere il nostro Sistema – Paese che da 200 anni a questa parte ha creato e crea benessere sociale ed economico. Il Partito Liberale Radicale, che ho l’onore di rappresentare in queste elezioni Federali, da sempre difende proprio questi due qualificanti temi: libertà economica e giustizia sociale.

Serbinfo.ch: Il tema che le sta più a cuore a livello nazionale? Ci spieghi perché?

Gianella: Tre sono i temi che mi stanno a cuore.
1. Economia ed occupazione: creazione di posti di lavoro di qualità e con salari dignitosi per i residenti; parità salariale tra donne e uomini; equa e giusta fiscalità per cittadini ed imprese; contenimento della spesa pubblica.
2. Mobilità: completamento del collegamento A2-A13; risanamento del Gottardo ma mantenendo le attualità capacità di traffico; completamento della linea Alptransit a sud di Lugano; allacciamento della linea ad alta velocità Lugano-Milano per il tramite del partenariato pubblico-privato. Senza dimenticare però Lugano Airport SA, l’aeroporto della Svizzera italiana che necessita di un qualificante rafforzamento.
3. Partenariato pubblico-privato (PPP): è una forma collaborativa che si crea tra lo Stato e una società privata per la gestione di un servizio pubblico. Questo principio permette all’ente pubblico di esternalizzare dei compiti che altrimenti dovrebbe gestire internamente. Il PPP rappresenta uno strumento connesso alle più moderne logiche di riforma della pubblica amministrazione, insieme, ad esempio, ai contratti di prestazione, da alcuni anni già presenti con successo nel settore socio-sanitario ticinese. Differenti studi mettono in evidenza come il PPP è un’opportunità soprattutto per le pubbliche amministrazioni e di conseguenza per l’intera collettività. Un corretto utilizzo del PPP permette agli enti pubblici di conseguire risparmi finanziari fino al 20-30% sul costo complessivo di un progetto. Quale membro dell’Associazione partenariato pubblico-privato Svizzera con sede a Zurigo, sono convinto che nel prossimo futuro questa sinergia sarà strategica e di fondamentale importanza per il nostro Cantone e per l’intero Paese. Basti pensare ad alcuni esempi in tal senso, come la costruzione dei più recenti stadi di calcio svizzeri oppure al nuovo centro congressi del Politecnico federale di Losanna. Anche nel Canton Ticino abbiamo delle enormi potenzialità di applicazione, si pensino alla Casa del cinema di Locarno, al Polo sportivo della Città di Lugano oppure alla pista di hockey della Valascia.


PLR. I liberali
Presidente: Philipp Müller, poslanik saveznog veća
120 000 membri ¦ fondato 1894 ¦ www.plr.ch

PLR__«Il PLR. I Liberali si batte per ‹libertà, coesione e inno­ vazione› e per una società improntata all’autodeterminazione e all’assunzione delle responsabilità individuali. Esso si adopera per una Svizzera in cui culture, lingue e regioni si uniscono vo­ lontariamente per formare una collettività. Promuove anche l’innovazione, sostenuta dalla fede nel progresso e non frenata da divieti. Didier Burkhalter e Johann Schneider­Ammann rappre­ sentano la forza liberale in Consiglio federale. Chiediamo:
• Sicurezza dei posti di lavoro. Il PLR auspica che tutte le persone
che risiedono in Svizzera possano beneficiare di prospettive per il futuro. Ciò significa soprattutto poter avere un lavoro. I posti di lavoro non sono creati dalla politica, ma dalle numerose PMI – piccole, medie e grandi imprese. Ci impegnamo a favore della piazza lavorativa e finanziaria svizzera. Chiediamo scuole mi­ gliori, meno tasse e una legislazione sul lavoro d’impostazione liberale. Sosteniamo la via bilaterale grazie a una politica della migrazione rigorosa ma equa, migliori infrastrutture e la pro­ mozione delle donne e delle persone anziane nella vita lavora­ tiva.
• Assicurazioni sociali sane. L’AI e l’assicurazione contro la disoc­ cupazione hanno già accumulato enormi debiti per miliardi di franchi. Nel giro di pochi anni anche l’AVS rischia la stessa sorte. Dobbiamo impedire che ciò accada! Servono riforme di tutte le assicurazioni sociali e delle casse pensioni, per poter garantire le rendite anche in futuro.
• Meno burocrazia. Una marea di obblighi e divieti limita quotidia­ namente la nostra libertà e ogni anno costa miliardi di franchi alle nostre PMI. L’iniziativa individuale e l’imprenditoria sono ostacolate. Noi Liberali vogliamo regole semplici e procedure più celeri.»

Marco Romano: “Il PPD si batte per una Svizzera vincente”

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Serbinfo.ch: Qual è il suo pensiero sugli stranieri venuti dall’area balcanica? Pensa che si siano sufficientemente integrati nella società svizzera?

Romano: Detesto generalizzare e fare di ogni erba un fascio. In ogni gruppo di persone vi sono differenti realtà. Occorre essere oggettivi e non banalizzare. Va valutato il singolo e non il gruppo. Guardando alla realtà citata, ammettendo di non conoscerla a fondo, credo che oggi si possa evidenziare un processo di integrazione riuscito per la stragrande maggioranza delle persone. Una comunità presente e attiva in Svizzera, che sa ancora vivere le proprie tradizioni e gli elementi aggregativi della propria cultura d’origine (penso ai numerosi momenti di incontro e festa), nel rispetto del Paese che li ha accolti. Come in ogni gruppo sociale vi sono poi delle storie di fallimento, incapaci di integrarsi e di rispettare le regole del vivere comune. Queste vanno biasimate e condannate, cercando di recuperare quanto possibile, ma senza responsabilizzare l’intera comunità.

Serbinfo.ch: Come vede l’attuale politica ticinese nell’ambito delle integrazioni e cosa cambierebbe?

Romano: Credo che si faccia un buon lavoro. L’integrazione è di fondo un percorso individuale che dipende molto dalla singola persona. Ci vuole volontà e dedizione. Chiaramente un contesto favorevole aiuta e accelera. I progetti promossi in Ticino sono certamente utili e interessanti. Ritengo che un elemento centrale sia una buona conoscenza della lingua; in questo ambito devono essere investite tutte le risorse necessarie.

Serbinfo.ch: Come valuta il lavoro dei media? Pensa che talvolta con i loro articoli rendono il processo d’integrazione più difficile e indirettamente generalizzando i casi singoli non danneggiano l’immagine dell’intera comunità in questione?

Romano: Certamente, l’odierna realtà super-mediatizzata, soprattutto in Ticino, tende ad enfatizzare le singole storie negative a discapito della realtà globale. “Good news, no news” si dice nel gergo. In questo senso è importante, che le singole comunità con un passato migratorio, quando organizzate, cerchino anche di comunicare attivamente la propria storia di successo.

Serbinfo.ch: Quanto è per lei importante che gli svizzeri con il passato migratorio partecipino più attivamente nella vita politica svizzera?

Romano: Fondamentale tanto per le persone con passato migratorio quanto per gli svizzeri “doc”. La democrazia diretta svizzera vive solo con la partecipazione di tutte le realtà del Paese. Votare ed eleggere è un diritto, ma anche un dovere nel rispetto di chi oggi ancora muore per poter realizzare la democrazia. Non partecipare è un errore e una mancanza di rispetto per un elemento chiave della Svizzera. Se non ti occupi di politica, essa si occupa di te: meglio quindi essere attivi e partecipare.

Serbinfo.ch: Secondo lei bisognerebbe dare la possibilità di voto agli stranieri a livello comunale prendendo in considerazione che il 25% della popolazione e in alcuni casi anche il 40% come nel caso del comune di Lugano è straniera?

Romano: Sono contrario al diritto di voto per gli stranieri; a tutti i livelli. Credo che l’ottenimento dei diritti politici – votare, eleggere ed essere eletti – è la realizzazione del processo di integrazione che scaturisce nella naturalizzazione. Senza cittadinanza, non credo sia opportuno concedere i diritti politici. Nell’odierna società globalizzata e con un numero crescente di persone che si muovono e spostano, credo che per partecipare al sistema democratico di un luogo sia necessario avere un radicamento consolidato: la cittadinanza mi pare quindi una prerogativa assoluta.

Serbinfo.ch: Che vantaggi, se ce ne fossero, avrebbero gli stranieri nel caso lei fosse eletto nel Consiglio Nazionale?

Romano: Non faccio politica per concedere vantaggi ad una realtà piuttosto che a un’altra. Mi impegno per la Svizzera con un’attenzione particolare per il Ticino. Mi reputo una persona pragmatica che si ispira ai valori che hanno fatto grande il nostro Paese: neutralità, federalismo, sussidiarietà, responsabilità, libertà, solidarietà, così come volontà di stare uniti nel rispetto delle diversità. Siedo in Consiglio nazionale dal 2011 e sono membro della Commissione della Sicurezza e di quella delle Istituzioni politiche. Sono determinato e impegnato per un Ticino credibile, ascoltato e rispettato a Berna.

Serbinfo.ch: Perché un immigrato dovrebbe votarla e il suo partito?

Romano: Il PPD si batte per una Svizzera vincente, a misura di famiglia e solida nei suoi valori. In questi primi 4 anni a Berna alcune mie proposte sono state accettate, una soddisfazione nella prima legislatura, mentre per altre è necessario convincere ulteriormente. Per avere successo servono maggioranze che si costruiscono lavorando, dimostrando competenza e guadagnando credibilità. Una seconda legislatura mi permetterebbe di portare avanti con ancora più forza molti dossier aperti. Penso alle misure per tutelare il mercato del lavoro, al miglioramento della sicurezza, alla difesa dell’italianità in Svizzera. In una società che tende a privilegiare la prestazione e il profitto, serve una politica che sappia restare focalizzata sulla ricerca dell’equilibrio e mantenga al centro del suo agire il valore dell’essere umano.

Serbinfo.ch: Il tema che le sta più a cuore a livello nazionale? Ci spieghi perché?

Romano: Nel prossimo quadriennio bisognerà implementare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa preservando relazioni costruttive con i Paesi circostanti e l’Europa. Realizzare la riforma energetica e quella pensionistica; chinarsi sulla questione della coesione nazionale e su quella relativa agli equilibri tra città e regioni periferiche. Vi sono poi temi molto rilevanti per il Ticino quali la mobilità, la sicurezza, la stabilità delle assicurazioni sociali e il degrado del mondo del lavoro in taluni settori.
Amo la Svizzera, amo il Ticino, grazie a voi potrò continuare il mio impegno in Consiglio nazionale!


PPD Partito popolare democratico
Presidente:  Christophe Darbellay, consigliere nazionale
100 000 membri ¦ fondata 1912 ¦ www.ppd.ch

ppd_«L’attenzione del PPD, partito dell’economia con un orientamento social-liberale, è focalizzata su famiglia e ceto medio. Alla ricerca dell’equilibrio tra individuo e comunità, nonché tra responsabilità personale e solidarietà, il partito concepisce la convivenza alla luce dei precetti dell’etica umana cristianosociale. Il PPD, che si batte per la sicurezza interna ed esterna del nostro Paese, è rappresentato in Consiglio federale da Doris Leuthard, capo del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni. Le nostre priorità:

• Famiglia: costituisce la base della nostra comunità e pertanto necessita di condizioni quadro ottimali, che prevedono tra i vari aspetti la conciliabilità tra lavoro e famiglia, un’imposizione fiscale contenuta e un elevato potere d’acquisto.

• Economia: creiamo e garantiamo posti di lavoro e benessere grazie all’innovazione. Per promuovere la piazza economica svizzera e le nostre PMI, il PPD si impegna in favore di condizioni fiscali attrattive, affiancate da infrastrutture e offerte formative di prim’ordine.

• Sicurezza sociale: il PPD considera che il finanziamento sostenibile e la sicurezza della rete sociale rappresentino la sfida maggiore dei prossimi anni. A questo scopo proponiamo riforme mirate, senza estensioni o riduzioni irrealistiche delle prestazioni.

• Politica ambientale: l’integrità del creato e dunque una politica climatica e ambientale sostenibile appartengono da sempre ai temi centrali della politica del PPD, che punta sul connubio tra ecologia ed economia.»

Nicolas Fransioli: “Il Partito Comunista è molto attivo contro la discriminazione e la xenofobia”

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Serbinfo.ch: Qual è il suo pensiero sugli stranieri venuti dall’area balcanica? Pensa che si siano sufficientemente integrati nella società svizzera?

Fransioli: Non credo vi siano problemi di integrazione particolari legati alla comunità balcanica. Le differenze culturali vanno superate unendosi per conquistare più diritti sociali. Al contrario la “guerra fra poveri” danneggia sia i ticinesi che gli stranieri.

Serbinfo.ch: Come vede l’attuale politica ticinese nell’ambito delle integrazioni e cosa cambierebbe?

Fransioli: Per una migliore integrazione va promossa una migliore offerta per quanto riguarda la formazione, i luoghi d’aggregazione sociale, e anche posti di lavoro con salari adeguati al costo della vita locale.

Serbinfo.ch: Come valuta il lavoro dei media? Pensa che talvolta con i loro articoli rendono il processo d’integrazione più difficile e indirettamente generalizzando i casi singoli non danneggiano l’immagine dell’intera comunità in questione?

Fransioli: Senz’altro i media giocano un ruolo nel promuovere la diffidenza della popolazione verso le comunità straniere, dando particolare spazio ai casi di stranieri coinvolti in episodi criminosi e tralasciando magari fatti positivi che fanno meno notizia. Oltre al fatto che secondo le statistiche i reati in Svizzera sono diminuiti, noi pensiamo che fra un criminale svizzero e uno straniero non vi sia differenza, le leggi vanno applicate equamente senza discriminazioni di sorta.

Serbinfo.ch: Quanto è per lei importante che gli svizzeri con il passato migratorio partecipino più attivamente nella vita politica svizzera?

Fransioli: Seguire la vita politica del Cantone credo sia importante al di là dalla nazionalità. Da essa dipende il futuro di tutti coloro che abitano il Ticino, indipendentemente dal passaporto. Per gli stranieri questo può senz’altro rappresentare una via per meglio conoscere la realtà in cui si vive, ma può anche portare nella politica una visione diretta sui problemi che affrontano le comunità straniere. Per quanto riguarda il Partito Comunista abbiamo al nostro interno compagni originari di varie parti del mondo, che ricoprono anche ruoli dirigenziali. Io stesso ho anche la nazionalità cilena.

Serbinfo.ch: Secondo lei bisognerebbe dare la possibilità di voto agli stranieri a livello comunale prendendo in considerazione che il 25% della popolazione e in alcuni casi anche il 40% come nel caso del comune di Lugano è straniera?

Fransioli: Io e il mio partito siamo favorevoli al diritto di voto per gli stranieri residenti. Nei Grigioni, dove i Comuni sono autonomi in materia, è stato proprio un consigliere comunale del Partito Comunista a proporre l’introduzione del diritto di voto per gli stranieri a Roveredo, proprio perché crediamo che chi vive, lavora e paga le tasse qui debba poter far sentire la propria voce.

Serbinfo.ch: Che vantaggi, se ce ne fossero, avrebbero gli stranieri nel caso lei fosse eletto nel Consiglio Nazionale?

Fransioli: Il Partito Comunista è molto attivo contro la discriminazione e la xenofobia e in generale è da sempre a fianco di tutte quelle fasce della popolazione che, per motivi di origine, economici o altri ancora, si trovano in una situazione di svantaggio. Siamo inoltre l’unico partito ticinese ad essere apertamente schierato contro la guerra e l’imperialismo: ci opponiamo a qualsiasi collaborazione della Svizzera con la NATO ed abbiamo nel nostro programma il ritiro del contingente svizzero dal Kosovo. Il PC non riconosce l’indipendenza unilaterale di questa regione dalla Serbia e ci opponiamo all’occupazione militare di paesi sovrani.

Serbinfo.ch: Perché un immigrato dovrebbe votarla e il suo partito?

Fransioli: Un immigrato che lavora e fa fatica ad arrivare alla fine del mese trova nel Partito Comunista una forza politica che si batte per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori senza distinzione di passaporto. Il PC si impegna poi, a differenza di altri, anche a combattere le cause che portano i migranti a compiere la difficile scelta di abbandonare il proprio paese: le guerre, le destabilizzazioni politiche e lo sfruttamento delle risorse economiche e umane da parte dei paesi Occidentali.

Serbinfo.ch: Il tema che le sta più a cuore a livello nazionale? Ci spieghi perché?

Fransioli: Il tema che sento più vicino è quello della promozione economica del Ticino e della Svizzera. Penso infatti che, sul lungo periodo, non si possa pensare di combattere la pressione al ribasso sui salari senza prevedere la creazione di posti di lavoro di qualità, in grado di sostenere salari adeguati al costo della vita locale. Vi sono una serie di progetti per il Ticino che a Berna devono essere promossi con più forza. Ad esempio un progetto di polo biomedicale nel Bellinzonese, in collaborazione con la facoltà di medicina e con l’Istituto Oncologico della Svizzera italiana, con un parco industriale annesso, potrebbe permettere di creare posti di lavoro specializzati e di qualità nel settore della chimica e della medicina, che potranno avvalersi di una ricerca scientifica di altissimo livello. Anche il progetto del centro di competenze delle Officine di Bellinzona va difeso e ulteriormente ampliato. Per dare un seguito a questa importantissima battaglia a difesa dei lavoratori va promosso lo sviluppo verso un polo della logistica ferroviaria ad alto valore aggiunto, che potrebbe diventare un giorno un centro di valenza europea per la gestione automatizzata dei treni.

Tiziano Galeazzi: “Se gli stranieri potessero votare , voterebbero UDC”

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Serbinfo.ch: Qual è il suo pensiero sugli stranieri venuti dall’area balcanica? Pensa che si siano sufficientemente integrati nella società svizzera?

Galeazzi: Il mio pensiero in generale e quindi rivolto anche all’area balcanica rimane sempre lo stesso. Se una persona vuol trasferirsi in un altro paese o comunità, dovrebbe accettare modi e usanze nonché il rispetto delle leggi in vigore in quel determinato paese.  Io personalmente lo feci per anni quando mi trasferii in Germania, Inghilterra e negli USA.

Serbinfo.ch: Come vede l’attuale politica ticinese nell’ambito delle integrazioni e cosa cambierebbe?

Galeazzi: Una domanda assai difficile da rispondere in poche riche. A parte che poi sarebbe un discorso a livello federale. In ogni modo qua in Ticino vi è la volontà di migliorare la politica d’integrazione ma non deve essere unilaterale bensi anche le persone straniere dovrebbero sforzarsi maggiormente. Questo però non é ancora cosi, e quindi vi sono spazi di manovra molti ampli.

Serbinfo.ch: Come valuta il lavoro dei media? Pensa che talvolta con i loro articoli rendono il processo d’integrazione più difficile e indirettamente generalizzando i casi singoli non danneggiano l’immagine dell’intera comunità in questione?

Galeazzi: Penso che i media debbano fare il loro lavoro con onesta’ e senza pregiudizi o con tendenze politiche. Secondo me anche la comunità straniera toccata da un caso singolo al proprio interno, dovrebbe prendere misure affinchè non si ripeta e non faccia passare tutta quella comunità per pericolosa o non integrata. Deve essere un lavoro di team. So  che ci sono delle associazioni comunitarie. E’ li che si dovrebbero migliorare i rapporti.

Serbinfo.ch: Quanto è per lei importante che gli svizzeri con il passato migratorio partecipino più attivamente nella vita politica svizzera?

Galeazzi: Se hanno il passaporto un motivo ci sarà. Quindi se si sono sentiti di divenire svizzeri, che lo facciano sul serio e non solo per vantaggi vari. In ogni modo sono un convinto sostenitore nell’ avere un solo passaporto e non due o tre. O sei di qua o sei di là.

Serbinfo.ch: Secondo lei bisognerebbe dare la possibilità di voto agli stranieri a livello comunale prendendo in considerazione che il 25% della popolazione e in alcuni casi anche il 40% come nel caso del comune di Lugano è straniera?

Galeazzi: No. Non sono favorevole in nessun contesto al voto per gli stranieri. Cosi come altre nazioni nel mondo. Io senza passaporto americano o inglese o altro, non posso votare in quei paesi. Chi vive in Svizzera con passaporto straniero dopo decenni, significa che non vogliono farsi svizzeri.

Serbinfo.ch: Che vantaggi, se ce ne fossero, avrebbero gli stranieri nel caso lei fosse eletto nel Consiglio Nazionale?

Galeazzi: Guardando il lavoro da fare in Consiglio Nazionale, potrei portare del mio per dare una mano su alcuni dossier che mi stanno a cuore. Il beneficio dovrebbe andare a tutti, sia agli svizzeri che agli stranieri. Per esempio la sicurezza della Svizzera, ancora troppo blanda. Vedi Esercito e Intelligence.

Serbinfo.ch: Perché un immigrato dovrebbe votarla e il suo partito?

Galeazzi: Le sembrerà strano ma ho avuto molte discussioni interessanti e propositive con persone straniere che vivono qua in Svizzera. Sia esse nuovi cittadini che non . Le devo dire che sono rimasto sbalordito nel sentire che se potessero votare , voterebbero UDC.

Serbinfo.ch: Il tema che le sta più a cuore a livello nazionale? Ci spieghi perché?

Galeazzi: Sono un Tenente colonnello dell’Esercito Svizzero. La Difesa di questo paese e la sua riforma mi stanno a cuore. Con i tempi che corriamo non possiamo permetterci di abbassare la guardia.
Oggi la Svizzera e’ troppo vulnerablile e si basa ancora troppo su eserciti stranieri anche nell’informazione. Non possiamo permetterci che la sinistra svizzera smonti l’Esercito come ha fatto con il segreto bancario. E’ ora di fermarla prima che porti questo paese alla rovina e alla povertà completa.


UDC Unione democratica di centro
Presidente: Toni Brunner, consigliere nazionale
90 000 membri ¦ fondata nel 1917 ¦ www.svp.ch

udc«L’Unione democratica di centro è nata nel 1971 dalle ce­ neri del Partito dei contadini, degli artigiani e dei borghesi. Con una quota di elettori del 26,6 per cento è il primo partito svizzero e rappresenta 648 675 elettori.
L’UDC s’impegna coerentemente per una Svizzera indipendente e neutrale e contro un’adesione strisciante all’UE. Per garantire la solidità della piazza economica e la sicurezza dei posti di lavo­ ro è essenziale che lo Stato sia snello e si distingua per finanze sane, imposte contenute e una certezza del diritto elevata: la crisi debitoria e finanziaria che ha colpito l’Europa ne è la prova. Nel febbraio 2014 Popolo e Cantoni hanno accettato una modifica co­ stituzionale volta a consentire al nostro Paese di gestire nuova­ mente in maniera autonoma l’immigrazione. Ora occorre attuarla coerentemente in modo che i nostri lavoratori e il nostro sistema sociale non siano oltremodo sollecitati. Inoltre, la criminalità de­ gli stranieri e gli abusi in materia di asilo sono oramai all’ordine del giorno. L’UDC s’impegna per migliorare la sicurezza chiedendo l’espulsione degli stranieri criminali e l’inasprimento del Codice penale.

Con questa politica chiara, fondata su valori borghesi, l’UDC in­ tende garantire al nostro Paese benessere, posti di lavoro e un av­ venire sicuro in piena libertà.
Ueli Maurer rappresenta l’UDC in Consiglio federale. Il partito non è però coinvolto nella responsabilità governativa in funzione della sua forza partitica. Esso auspica che nelle elezioni per il rin­ novo integrale del 2015 questo squilibrio possa essere corretto.»

 

Raoul Ghisletta: “Gli stranieri possono condividere tutti i punti del programma socialista”

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Serbinfo.ch: Qual è il suo pensiero sugli stranieri venuti dall’area balcanica? Pensa che si siano sufficientemente integrati nella società svizzera?

Ghisletta:  Globalmente non vedo grandi problemi d’integrazione degli stranieri dell’area balcanica, la quale avviene principalmente con il fatto di avere un lavoro e di creare una famiglia qui da noi. Vi sono ovviamente categorie che hanno un livello di qualifica basso e che oggi soffrono molto sul mercato del lavoro ticinese (penso alle professioni manuali e della ristorazione). Ben integrato mi pare invece il personale con formazione sanitaria e tecnica.

Serbinfo.ch: Come vede l’attuale politica ticinese nell’ambito delle integrazioni e cosa cambierebbe?

GhislettaPer migliorare l’integrazione delle categorie meno qualificate il Cantone e i Comuni devono a mio avviso investire maggiormente nella formazione continua e linguistica dei lavoratori e dei disoccupati.

Serbinfo.ch: Come valuta il lavoro dei media? Pensa che talvolta con i loro articoli rendono il processo d’integrazione più difficile e indirettamente generalizzando i casi singoli non danneggiano l’immagine dell’intera comunità in questione?

Ghisletta: Indubbiamente il fatto che i media indichino la nazionalità dei delinquenti stranieri getta regolarmente discredito sulle rispettive comunità. La Lega strumentalizza questi casi per il suo discorso anti-stranieri.

Serbinfo.ch: Quanto è per lei importante che gli svizzeri con il passato migratorio partecipino più attivamente nella vita politica svizzera?

Ghisletta:  È importante che gli stranieri seguano la vita dei partiti locali per favorire la loro partecipazione al voto dopo la naturalizzazione. Purtroppo molti stranieri non si iscrivono ai partiti ticinesi, pensando che questo sia loro precluso, cosa evidentemente non vera.

Serbinfo.ch: Secondo lei bisognerebbe dare la possibilità di voto agli stranieri a livello comunale prendendo in considerazione che il 25% della popolazione e in alcuni casi anche il 40% come nel caso del comune di Lugano è straniera?

Ghisletta: Ovviamente questo sarebbe un primo importante passo per favorire la naturalizzazione.

Serbinfo.ch: Che vantaggi, se ce ne fossero, avrebbero gli stranieri nel caso lei fosse eletto nel Consiglio Nazionale?

GhislettaIl Partito socialista nel suo insieme sostiene l’integrazione degli stranieri residenti in Svizzera. Inoltre sostiene gli interessi dei lavoratori e dei ceti meno favoriti economicamente, tra i quali si ritrova la maggior parte degli stranieri residenti.

Serbinfo.ch: Perché un immigrato dovrebbe votarla e il suo partito?

Ghisletta: Un cittadino di origine straniera può condividere senz’altro i 10 punti del programma socialista, tra i quali spiccano la difesa dei lavoratori, la protezione dei consumatori, lo sviluppo di alloggi a pigione moderata e la salvaguardia delle pensioni.

Serbinfo.ch: Il tema che le sta più a cuore a livello nazionale? Ci spieghi perché?

Ghisletta: Per me il tema più caldo è quello di un’efficace protezione del mercato del lavoro ticinese, mercato oggi in balia del dumping salariale e di una concorrenza senza regole tra lavoratori residenti e frontalieri. A mio parere occorre congelare gli accordi bilaterali sulla libera circolazione delle persone in attesa del riassorbimento della disoccupazione locale e di regole che risanino il nostro mercato del lavoro.
L’operazione è complessa poiché si tratta di negoziare accordi a livello europeo e svizzero: purtroppo la destra politica ed economica non ha un’apertura sufficiente su questi temi, il che favorisce la crescita di partiti di estrema destra e populisti, che non sono in grado di proporre soluzione a difesa della popolazione sfavorita.


PS Partito socialista svizzero
Presidente: Christian Levrat, consigliere agli Stati
30 000 membri ¦ fondata nel 1888 ¦ www.pssvizzero.ch

ps« ‹Per tutti e non per pochi› è il nostro slogan. Il PS aspira a una società fondata sulla coesione e non sullo scontro, che si preoccupa anche dei più deboli e dove ognuno può svilupparsi liberamente. Esso si impegna quindi a favore di una Svizzera progressista, solidale e aperta.
La Svizzera dispone di una solida rete sociale e di buone infra- strutture pubbliche, a cui il PS ha contribuito in maniera sostanziale. Senza il PS non vi sarebbero l’AVS, l’assicurazione per la maternità, né il diritto di voto delle donne. Il PS lotta infatti da sempre per più democrazia e autodeterminazione, non soltanto in politica, ma anche in tutti gli ambiti della società. Senza partecipazione, anche in materia economica, non ci può essere vera democrazia. Il PS continuerà ad adoperarsi per migliorare la vita quotidiana degli abitanti di questo Paese, rivendicando alloggi con pigioni abbordabili, rendite di pensionamento sicure, buone condizioni di lavoro, una protezione dell’ambiente efficace e più giustizia, e tutto questo con ottimismo e in uno spirito d’apertura. La nostra politica non è manovrata da interessi particolari di pochi privilegiati. Siamo convinti che, per essere forti, dobbiamo assumere insieme le responsabilità: nella famiglia, sul posto di lavoro e in politica. Il PS dà voce a una politica che è per tutti e non per pochi.»

 

Snezana Jankovic nuova ambasciatrice serba in Svizzera

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BELGRADO – Come nuova ambasciatrice serba in Svizzera è stata nominate Snezana Jankovic, è stato pubblicato Foglio Ufficiale serbo.

La Signora Jankovic, da settembre, prenderà il posto dell’ambasciatore precedente serbo a Berna – Milan St. Protic.

Snezana Jankovic, prima di essere nominate nuova ambasciatrice, svolgeva la carica di Segretario di Stato presso il Ministero degli affari esteri.

Il decreto relative alla nomina di Snezana Jankovic come ambasciatore della Repubblica di Serbia presso la Confederazione svizzera è stato firmato dal Presidente dellla Serbia, Tomislav Nikolic, ed è entrato in vigore il 14 giugno.

POSLEDNJE VESTI

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