Integrazione degli stranieri e prevenzione della discriminazione

Anche in Ticino la presenza di stranieri (oltre il 26% della popolazione residente) è un dato di fatto, indipendentemente dalla sua composizione, dal suo numero e dalla sua percezione. L’integrazione è quindi una necessità che si impone sia alla popolazione svizzera sia a quella straniera e che presuppone la volontà di accogliere da parte di chi riceve e la volontà di introdursi nella nuova società da parte di chi arriva. La convivenza, la comprensione, la tolleranza e il rispetto reciproco tra culture diverse sono presupposti indispensabili per lo sviluppo sociale, culturale ed economico della società, e si basano sui valori fondamentali sanciti dalla Costituzione federale.

La più forte comunità di stranieri residenti in Ticino è quella italiana, circa il 16% della popolazione, seguita da quella di cittadini originari dai Balcani (ca il 3%) e dal Portogallo (ca 2,5%). La maggior parte degli stranieri abitanti inTicino proviene dal continente europeo: solo il 2% arriva da Africa, Asia e Americhe. A volte però a causa di fatti di cronaca o delle notizie riportate dai media,la percezione dei cittadini non sempre corrisponde alla realtà delle cifre.

InTicino, in particolare nelle regioni di Locarno e del Lago di Lugano, vi è pure una forte presenza di cittadini germanofoni, in particolare svizzeri e tedeschi, spesso anziani benestanti attirati più dal clima e dal paesaggio che dalla cultura e la lingua locali. Inoltre, ogni giorno entrano nel Cantone per lavorare decine di migliaia di Italiani frontalieri. Infine, a Chiasso si trova uno dei quattro Centri di registrazione per richiedenti l’asilo dell’Ufficio federale della migrazione.

In Svizzera, come in tutta Europa, la popolazione invecchia e vi è penuria di manodopera. Senza il lavoro dei migranti anche in Ticino interi settori dell’economia sarebbero minacciati nel loro sviluppo. Molti servizi e aziende non potrebbero funzionare senza il loro indispensabile contributo. La presenza straniera in Ticino è una realtà secolare: nel 1880 gli stranieri rappresentavano il 16% della popolazione, il 28% nel1914, per poi diminuire durante la crisi economica e la Seconda guerra mondiale, ed aumentare fino al 1970. Le aziende ticinesi sono confrontate da decenni con una necessità di manodopera che l’evoluzione normale della popolazione locale non è in grado di soddisfare.

Con la Legge sugli stranieri, entrata in vigore nel 2008, e l’Ordinanza sull’integrazione degli stranieri per la prima volta gli obiettivi della politica svizzera in materia di integrazione sono ancorati nella legge. In Ticino il promovimento dell’integrazione degli stranieri e della prevenzione della discriminazione è fissato nell’art. 2, lettera d) della Legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere (1998). Da parte sua il Cantone ha istituito la figura del Delegato cantonale all’integrazione degli stranieri e ha costituito la Commissione cantonale per l’integrazione degli stranieri. Esistono pure numerose Comunità e associazioni di stranieri che collaborano con l’Ufficio del Delegato cantonale per promuovere assieme l’integrazione dei loro membri tramite differenti attività ed eventi. La norma penale contro la discriminazione razziale, l’articolo 261bis del Codice penale svizzero, è un impor tante strumento per la lotta al razzismo in Svizzera.

Federalismo, autonomie comunali e democrazia diretta caratterizzano la struttura politica svizzera. Perciò non c’è sempre una sola risposta alle sfide dell’integrazione, che le istituzioni affrontano a livello cantonale ad esempio nelle scuole o nella vita professionale. La tradizionale autonomia locale fa dunque sì che l’integrazione passi in primis attraverso le comunità locali.

La Svizzera è un Paese piccolo, densamente abitato, con un’infrastruttura ben sviluppata e con elevati standard di vita per una gran parte della popolazione, dove grazie alla migrazione globale giungono persone con differenti abitudini e concezioni della vita. Lingue, culture, usi, costumi e religioni differenti si incontrano e costituiscono pertanto la grande sfida per la convivenza reciproca. Un’immigrazione il cui tasso di occupazione resta basso a causa delle difficoltà d’integrazione sul mercato del lavoro non porta soluzioni. L’integrazione deve perciò permettere anche la partecipazione dei migranti alla vita economica, sociale e culturale. Si suppone per questo che gli stranieri siano però disposti ad integrarsi e che la popolazione svizzera dia prova di apertura nei loro confronti. L’integrazione necessita della partecipazione di tutte le forze della società: Confederazione, Cantoni, Comuni, partner sociali, ONG e organizzazioni di stranieri. L’integrazione deve permettere di sentirsi e di vivere in armonia con la società di accoglienza: integrazione è fare propria la cultura del Paese d’accoglienza pur mantenendo le proprie radici, è portare il proprio impegno,la propria partecipazione, le proprie ricchezze. Integrazione significa dunque far parte di un insieme, su un piano di uguaglianza con gli autoctoni.

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